Recensione: Salvezza

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Salve a tutti lettori, bentornati in una nuovissima recensione. Questa volta parlerò del graphic novel di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. 
Titolo: Salvezza. 
Editore: Feltrinelli.
Lingua: italiano.
Data di pubblicazione: 3 maggio 2018. 
Lunghezza: 128 pagine. 
Prezzo copertina: 16 euro. 
Marco Rizzo
Giornalista e scrittore, ha scritto delle fiabe di impegno civile come L’ecologia spietata ai bambini e ha, inoltre, sceneggiato graphic novel su Peppino Impastato. 
Lelio Bonaccorso
Ha disegnato Peppino Impastato, ha collaborato inoltre con Marvel, Dc Comics, Glénat, Sergio Bonelli Editore e Disney. 
Sinossi
Rizzo e Bonaccorso decidono di intraprendere un viaggio con la nave Aquarius, a bordo vi sono le organizzazioni non governative del SOS Méditerranée e Medici senza frontiere, che soccorrono gente su gommoni fatiscenti. 
Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso sono lì per vivere quell’esperienza...e raccontarla. 

Recensione
Non ho mai voluto leggere un graphic novel che trattasse tematiche serie, ho sempre letto fumetti come quelli Marvel o le avventure di topolino, avevo paura che potessero banalizzare la gravità della situazione e trasmettere un messaggio sbagliato, per niente veritiero. 
Tuttavia, la scorsa settimana, mi è stato regalato questo graphic novel e allora ho pensato che fosse l’occasione giusta per dare una possibilità. 
Dal punto di vista grafico: mi piace tantissimo, la copertina riassume il contenuto in maniera esaustiva e, all’interno, le immagini sono stupende. I colori utilizzati sono il bianco e il nero, escluso per eventuali ricordi; per quelli viene utilizzato un colore scuro: le tonalità del cielo invernale. Se doveste avere un vocabolario della lingua italiana solitamente si trovano, sulla prima pagina, i colori.  
Come ho già scritto, sono colorati in bianco e nero tuttavia vi è l’aggiunta di un solo colore: l’arancione. 
L’arancione è il colore dei giubbotti di salvataggio, il colore dell’Aquarius, il colore dei divani, delle sedie, la piccola rondine e della Sicilia in una mappa. Ad ognuno di loro ho attribuito il simbolo della speranza, la salvezza, la possibilità di riscattarsi. 
Ad esempio, l’Aquarius come simbolo di salvezza e i divani come simbolo di una casa, comodità. 
E, inoltre, vi è una matita arancione. Ho pensato che lo scopo dei due fumettisti  fosse quello di divulgare questo racconto, affinché tutti sappiano, affinché  questo sapere si divulghi tanto da poter cambiare qualcosa. 
La struttura è costituita da dieci capitoli, il cui titolo è rappresentato da una frase significativa, che riassume le vignette e ogni titolo provoca un senso di angoscia. 
“Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si rivolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti”. 
Con questa epigrafe di Zygmunt Bauman inizia il graphic novel, inizialmente con un flashback di un immigrato che si comprenderà  soltanto alla fine, nel nono capitolo. In seguito ciò, ci ritroviamo nella città di Catania e possiamo notare la figura di una piccola rondine.  E vorrei prestare maggiore attenzione a questa figura e le azioni che compie. 
Alla rondine, in quelle prime pagine, sono dedicate undici vignette, per questo motivo preferisco approfondirlo, e vi è un momento emblematico, a parer personale. La rodine è inseguita da un gabbiano che vuole assolutamente afferrarla, tale circostanza ha permesso alla mia mente di creare un collegamento con i fatti attuali dell’immigrazione. Io credo che i due fumettisti abbiano voluto sintetizzare in undici tristi vignette l’immigrazione, paragonando i libici al gabbiano e la rondine agli immigrati. Ho pensato ciò perché, prima di tutto, credo che se non fosse stato veramente importante, non vi avrebbero dedicato undici vignette e, inoltre, la rondine viene salvata da un membro dell’equipaggio dell’Acquarius. È chiaro che si tratto di una rappresentazione totalmente emblematica della salvezza.  La figura della rondine, nel corso dei secoli, ha assunto diversi significati: nell’antica Roma rappresentava i spiriti dei bambini, in Egitto rappresentava l’anima umana e, odiernamente, la speranza. Probabilmente è stata scelta per la leggerezza, ma sono convinta che si tratti della speranza. 
I due fumettisti hanno anche deciso, per renderci il quadro più chiaro, di inserirci mappa di approfondimento riguardo alcune situazioni O il tragitto dei viaggi effettuati dagli immigrati. 
Sono delle informazioni molto interessanti che permettono, al lettore, di comprendere notevolmente la situazione, analizzare i tragitti e pensare a quanta strada, a piedi, devono affrontare persone come noi che, non appena trovano salvezza nelle nostre terre, sono discriminate. Umiliate. 
Vi è sempre la presenza di questa piccola rondine che partecipa alla divulgazione delle informazioni, un’idea molto carina e che enfatizza il mio pensiero. 
“Un cimitero militarizzato”
Così è definito il mare mediterraneo da parte della cofondatrice di SOS, quando afferma che il mare deve essere anche dei civili.  
Questa frase permette una riflessione approfondita. Una volta, ho visto un video  (vi consiglio di vederlo: https://youtu.be/A8ln1fubDHc) in cui viene raccontata, tra le tante, una storia di un padre e di sua figlia. La figlia era diabetica e, nel suo zaino, aveva L’insulina. Purtroppo gli immigrati attraversano il mare con la barche e ve ne sono quasi duecento, se non di più, di conseguenza sono stretti fra loro. Quindi, per fare spazio, avevano deciso di gettare lo zaino della bambina in mare. La bambina morí dopo ventiquattro ore e il padre, giunto in Sicilia, non poté neanche seppellirla perché la gettarono in mare. 
A tale proposito, vi consiglio di ascoltare la canzone di Mirkoeilcane: stiamo tutti bene, questa canzone fa male. Fa male ma è necessaria. Assolutamente necessaria. 
Ogni capitolo riassume, come ho già scritto, il contenuto e ve ne uno che mi ha colpito particolarmente: quello del terzo capitolo: Al momento siamo l’unica ONG a operare in zona. 
Ho sentito il peso della responsabilità, quella di altre vite e non della propria. In mezzo al nulla, in attesa di avvistare quelle persone in cerca di salvezza. Persone private dei loro beni e costrette a pagare sostanziose somme di denaro per avviare un viaggio che, non sempre, garantisce vita, costrette da vari push factor che, onestamente, non potremmo capire se non nati in quelle terre. Inoltre per poter essere un membro dell’Aquarius, secondo me, bisogna avere una notevole capacità di agire immediato perché, nel momento in cui la MRCC accetta la richiesta di intervento, devono essere veloci, forti e pronti a tutto.
Soprattutto pronti in caso di scoperta di decessi. 
 “Mar mediterraneo, 
Orientale, 
23 Novembre 2017, 
Ore 10:40. 
«Seraina, ripeti, passo». 
«Nico...c’è...una persona morta».” 
Non riuscire ad arrivare in tempo per salvare una vita è insostenibile, è triste e solo il pensiero mi rende tale . La ragazza era chiamata la ragazza incinta, la sua storia viene narrata  e sono menzionate le atrocità che subiscono le donne. 
A tale proposito, vorrei anche consigliarvi di leggere le interviste di Nadia Murad (http://www.uikionlus.com/unintervista-con-nadia-murad-il-genocidio-degli-yazidi-continua/) e di Denis Mukwege (https://www.google.it/amp/s/www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/22/stupro-il-medico-che-cuce-e-ripara-le-donne-in-congo-la-storia-di-mukwege/1145478/amp/). Vincitori del Nobel della Pace 2018. Le donne subiscono certe atrocità che fanno non solo rabbrividire ma mi rendono furiosa, tanto. Viviamo in un’epoca in cui la donna non è più idealizzata secondo le tradizioni dell‘ amore cortese ma sono disprezzate, trattate come oggetti ed è imbarazzante. Abbastanza, considerando che l’agire umano anziché crescere con la tecnologia decresce. 
La Ragazza Incinta, Lola Stefanos, è morta prima di salpare, non è chiaro se il bambino sia stato concepito da una violenza oppure da una relazione amorosa, ma è il bambino è nato morto. Per quanto riguarda la ragazza, non è stata uccisa, non ha sopportato ciò che le stava accadendo. 
Le donne subiscono atrocità, è vero, ma gli uomini sono soggetti al Mohamed Rasta, una tortura secondo la quale viene sciolta la plastica sul corpo dei torturati. Processo utilizzato, solitamente, quando si desidera ottenere denaro e quindi somministrano ciò mentre intrattengono una chiamata con un parente della vittima, per ottenere denaro. 
La storia procede e giungiamo al nono capitolo, quando riprendono il flashback che viene rammentato prima del primo capitolo. Infatti, veniamo a conoscenza della storia di Abraham e Ruta, sono marito e moglie ma non posso dimostrare tale stato, perché i libici non gli hanno permesso di tenere i loro beni. Hanno pagato una notevole somma di denaro per avere protezione ma non l’hanno ottenuta: non appena sono giunta in una destinazione per la notte, sono stati divisi. Lui è stato deportato in un campo di detenzione libica, mentre la donna in un altro luogo. Hanno subito le stesse atrocità di tutti gli altri ma, alla fine, riescono a ritrovarsi. Il motivo per cui hanno deciso di sposarsi e giungere in Italia è perché lei aveva un cancro al seno e hanno provato tutti i metodi tradizionali, hanno sperato di trovare aiuto nelle nostre terre. Prima del viaggio, lei ha subito delle violenza sessuali e così è finita per essere in attesa di un bambino, attraverso il dialogo con Rizzo e Bonaccorso decide di darlo in adozione e non più abortire. Inoltre era in uno stato avanzato, quindi l’aborto sarebbe stato considerato omicidio. 
Il libro si conclude con il decimo capitolo: “Non tutti i viaggi hanno un lieto fine” 
E offre i dati dei decessi negli ultimi anni, racchiusi in una tabella. Voltando pagina, vi è la figura dello scheletro della rondine che pone una domanda semplice quanto interessante: 
             «E voi che scusa avete»
Questo graphic novel tocca molte tematiche: immigrazione, salvezza, speranza, violenza, amicizia, morte e amore. Un graphic novel profondo che merita di essere lettore e che, sicuramente, rileggerò. L’immigrazione è un tema per cui ho sempre dimostrato interesse e che, secondo me, tutti dovrebbero sapere qualcosa inerente a questo fenomeno.
                             Voto: 
                     ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️/5
  “ «Vuoi dirci perché siete scappati dall’Eritrea?». 
«Ho più paura a parlarti dell’Eritrea che a scriverti i nomi dei trafficanti». 
«Cosa cercate in Europa? Lavoro? Parenti?».
«Freedom»”. 

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