Salve a tutti lettori, spero che stiate bene. Ho terminato la lettura del romanzo di Ray Bradbury con una velocità impressionante, ho divorato questo libro senza rendermene conto tanto che non appena ho letto l’ultima riga, sono rimasta scioccata. Lo stile di Bradbury mi ha catturata e sono pronta per parlarvi di quest’opera.
Titolo: Fahrenheit 451.
Autore: Ray Bradbury.
Editore: Mondadori.
Genere: romanzo.
Data di pubblicazione: 10 Maggio 2016.
Lingua originale: inglese.
Lunghezza: 163 pagine.
Autore:
Nato nel 1920 in Illinois, è stato un narratore, sceneggiatore cinematografico e ha rinnovato il genere fantascientifico. Ha scritto molte opere tra cui L’Albero di Halloween e il cimitero dei folli.
Sinossi:
Guy Montag è un pompiere in un mondo in cui viene richiesto di accederli, affinché possano fermare i sovversivi. Un mondo perverso in un cui la conoscenza conduce alla morte, l’esistenza sono alienate, decretati da schermi giganti televisivi. Montag è un pompiere, un pompiere stanco della sua vita, o almeno finché non incontra Clarisse McClellan.
Recensione:
Non ho mai amato leggere le prefazioni, le ho sempre lette alla fine del romanzo, così da evitare eventuali influenze da parte di chi compone l’introduzione. In questo caso, non so bene perché, ho letto l’introduzione di Neil Gaiman, risalente al 2013, e sono rimasta veramente colpita dalle sue parole. Tanto che è stato uno delle cause per cui ho deciso di iniziare la lettura.
Il romanzo è dedicato a Don Congdon e, nella pagina seguente alla dedica, vi è l’epigrafe di Juan Ramón Jiménez:
“Se vi danno un foglio con le righe già tracciate, scrivete dall’altra parte”.
Il romanzo è strutturato in tre parti, ognuna di essa tratta un periodo preciso della vita di Montag, che riesce ad utilizzare la sua ragione e interrompere quella forma di alienazione, che si era impossessata della sua esistenza.
Nella prima parte: Il Focolare e la Salamandra, viene presentato il lavoro di Guy Montag: è un pompiere. Ma in pompiere che vive in una realtà dispotica, e il vero compito del pompiere viene invertito:
“Era un piacere bruciare tutto. Era un piacere veder le cose divorate, annerite, trasformate”.
Questa frase mi ha lasciato delle perplessità e ci troviamo solamente nei primi due righi della prima parte, ammetto di essere stata catturata dalla curiosità di voler sapere ma, nello stesso tempo, non sapevo se volessi davvero continuare. Procedendo, ho iniziato a nutrire un certo disinteresse nel personaggio di Montag, la mia prima impressione, dettata dal senso comune, è stata proprio quella di un uomo senza scrupoli e privo della forza del logos. Ma, leggendo, mi sono resa conto di essermi assolutamente sbagliata.
451 sono i gradi nella scala Fahrenheit a cui brucia la carta, un titolo più azzeccato e misterioso non poteva scegliere. Certo, misterioso fino ad un certo punto in quanto viene spiegato nelle prime pagine ma resta sempre il quesito: perché tutto questo?
Bruciano i libri in quanto proibiti. Perché?
Se non avesse detto di essere un pompiere, avrei pensato di essere nel Cinquecento quando, come conseguenza delle controriforma, era stato emanato l’indice dei libri proibiti.
Montag conosce una ragazza, Clarisse McClellan, diverse dalle altre, una diciassettenne che non ha paura delle conseguenze delle sue azioni e che ragiona, lei non crede che sapere il perché di qualcosa sia facoltativo, lei crede che sia necessario. Un ente determinato deve sapere. E lei parla, ragiona e questo non è attinente a quella realtà. Lì non si parla, nessuno deve ragionare, la politica deve zittire tutti ed evitare che ragionino. E se mai dovessero parlare, parlerebbero di qualcosa che non ha sfumature personali, qualcosa che tutti possono sapere, qualcosa di stupido e irrazionale.
“ «La gente non parla di niente».
«Ma diranno pure qualcosa!».
«No, niente. Nominano tante macchine, vestiti, piscine e dicono che bello! Il fatto è che sono sempre le stesse cose e nessuno dice mai niente di diverso[...]».
Una realtà tristemente vera. È raro sentire parlare due persone di un quadro, dei logaritmi o della Divina Commedia, è raro ed è triste, in quanto se si prova ad intraprendere un argomento del genere, vieni derisa (a seconda del tipo di interlocutore). È come se l’essere umano cercasse ciò, volesse l’ignoranza ed evitasse argomenti interessanti. Non che trattare l’argomento “auto” non sia interessante, conoscere i vari tipi e tutto ciò che le riguarda è interessante ma parlare solo di quello è stupido. L’aspetto triste di questo libro è anche il fatto che non vi è solo l’ignoranza ma anche la mancanza di un rapporto “Madre-figli, definito importante da studiosi come Bowlby.
Un’amica della moglie di Montag, la signora Bowles, è l’unica ad avere avuto due figli. Avere figli in quel contesto significa essere pazzi, prediligono il parto cesareo così da evitare di provare un dolore esagerato. La riproduzione, per loro, non è per amore, è semplicemente un fatto di “portare avanti la società”.
“«Parto Cesareo o no, i bambini sono un guaio e tu sei fuori di testa».
«Ma se li lascio a scuola nove giorni su dieci! Poi recupero quanto tornano a casa, tre giorni al mese, ti assicuro che non è male. Quando sono con me li piazzo in soggiorno e accendo le pareti. È come fare il bucato, metti la roba dentro e chiudi lo sportello. Loro mi prenderebbero a calci piuttosto che baciarmi, ma per fortuna so tirare calci anch’io».”
Un rapporto dettato dalla violenza e privo di amore.
«Ho diciassette anni e sono pazza. Mio zio sostiene che le due cose vanno insieme[...] Mi piace odorare, guardare le cose, a volte stare alzata e camminare tutta la notte aspettando che sorga il sole».
Cosa significa pazzia per noi? Questo quesito mi ha permesso di comprenderla, lei non è pazza, è diversa e se la pazzia significasse questo, allora lo sarei anche io. Clarisse è uno dei miei personaggi preferiti, mi è piaciuto il fatto che abbia utilizzato una donna come mediante affinché Montag capisse di essere in grado di pensare.
Ma Clarisse, in quanto instabile mentalmente per la società, scompare. E Montag non saprà più niente di lei. Però una persona come lei lascia il segno, si può considerare come una farfalla che con il suo battito di ali, la sua scomparsa, ha generato un uragano che si traduce nell’utilizzo della ragione di Montag. Con i suoi occhi viola è riuscita a catturare l’attenzione di Montag, tanto che dopo quel momento, ogni giorno, avevano percorso lo stesso viale per lo stesso tempo e avevano parlato. Lei è scomparsa ma ha generato un uragano.
Ma Montag capisce ciò solo quando un libro gli cadrà tra le sue mani. Letteralmente.
"Un libro gli atterrò fra le sue mani, obbediente come un piccolo piccione bianco, sbattendo le pagine come ali".
In quel preciso momento ha inizio l’uso della ragione e comprendere la sua forma di alienazione. È sposato con una donna che non ama e che non lo ama, che non lo conosce e non la conosce, con una donna che preferisce trascorrere la propria esistenza alienata.
Ci troviamo in una realtà in cui la televisione è l’ente che ti permette di essere nella società, senza di essa sei diverso, emarginato. E Mildred, la moglie di Montag, non può permettersi tale condizione.
Tuttavia Montag le mostra il libro, trascinandola nel suo stato di ansia per l’essere scoperto e catturato dal Segugio Meccanico. Il capitano Beatty visita la casa di Guy Montag, in quanto quest’ultimo, dopo aver preso e nascosto il libro in casa, ha preso la decisione di non recarsi a lavoro per malattia. E Mildred e Montag riescono a salvarsi quella volta. Almeno così sembra.
Così Montag decide di leggere, di capire perché pretende di sapere.
“ «Si Calcola che, in differenti occasioni, undicimila persone abbiano affrontato la pena di morte piuttosto che accettare di rompere le uova per la punta». (Tratto dal I Viaggi di Gulliver)
Mildred sedeva nell’ingresso di fronte a lui. «Che significa? Niente. Il capitano aveva ragione».
«Aspetta un momento». Disse Montag. «Ricominciamo da capo»”.
Con questo si conclude la prima parte.
La seconda parte approfondisce il rapporto tra Faber e Montag.
Faber era un professore, che sarà la Clarisse della seconda parte, capace di aiutare Montag a leggere e capire i libri, nasconderli.
«Lo sapeva che i libri profumano di noce moscata e spezie dei paesi lontani?».
A pagina 81 avviene il loro incontro clandestino, basato sul dialogo dei libri. Faber, nonostante la sua conoscenza, si definisce vigliacco in quanto non ha mai agito. Ma aiuterà Montag.
Prendono la decisione di stampare altre copie di libri. A breve ci sarà una guerra, infatti vi è la presenza dei bombardieri e aspettano lo scoppio per consegnare le copie.
«Sarebbe diventato Montag più Faber, il fuoco più l’acqua, e un giorno- quando gli elementi si fossero mescolati, cotti e lavorati in silenzio- non si sarebbero stati fuoco e acqua divisi ma un elisir. Da due ingredienti opposti e separati, il terzo. E allora si sarebbe guardato indietro e avrebbero riconosciuto lo sciocco».
Faber si rivela una figura importante, tanto da esserci anche quando fisicamente non può, lo fa tramite un auricolare.
Presto arriva il confronto con Beatty e si rivela un personaggio colto, attraverso un suo monologo.
«Sai, un’ora fa ho fatto un sogno». E da quelle parole sono citati Shakespeare, Robert Burton, Thomas Dekker e Ben Johnson.
La seconda parte termine con la denuncia da parte delle amiche di Mildred di Montag, così sua moglie scappa, lasciandolo solo e la sua casa bruciare, con i suoi libri. Montag giunge con la sua squadra, restando scioccato.
“«Qualcosa non va, Montag?».
«Ah,». Disse lui lentamente «ci siamo fermati davanti a casa mia»”.
La terza parte tratta della fuga di Montag, dopo aver ucciso Beatty e inseguito dal Segugio, si nasconde da Faber, ma per evitare che venga ucciso, decide di dirigersi verso il fiume.
Riesce a sfuggire alla polizia e incontra un gruppo di ragazzi sapienti, anche loro desiderano che tutti sappiano. In quel tratto ho pensato che si trattasse di un libro filosofico:
La società rappresentasse i sofisti, che agivano secondo il bene comune e Montag, Faber e quel gruppo di ragazzi rappresentassero filosofi con Socrate, Platone e Aristotele.
«Nei tempi prima di Cristo c’era uno stupirò uccello che si chiamava fenice. Ogni due o trecento anni costruiva un rogo per morirvi bruciato [...] ogni volta che bruciava, prendeva il volo dalle sue ceneri e nasceva di nuovo. A quanto pare, noi facciamo lo stesso, in continuazione , anche se abbiamo una cosa che la fenice non aveva. Noi sappiamo quello che abbiamo fatto è assurdo e sappiamo che lo facciamo da diecimila anni, e se lo terremo a mente forse un giorno smetteremo di inalzare quelle maledette pure funebri e di salirci allegramente sopra».
La guerra è scoppiata e la città è stata rasa al suolo, così Montag e i suoi nuovi amici decidono di tornare per aiutare.
«Non siamo niente. Un giorno il carico che portiamo potrà essere utile a qualcuno, ma anche quando disponevamo dei libri, molto tempo fa, non sapevamo mettere a frutto quello che ci offrivano. [...] Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi e anni, troveremo molte persone sole/ quando ci chiederanno cosa facciamo, dobbiamo rispondere: Noi ricordiamo. È così che vinceremo, alla fine».
Voto:
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️/5
«Il solo modo in cui l’uomo medio può conoscere è leggendo un libro»

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